Da Mestre a Napoli: gira in Vespa e si innamora del Vesuvio

179

È arrivata a Napoli per lavoro, Chiara Foffano. Non ci sarebbe venuta altrimenti, confessa senza giri di parole. Veneta di Mestre, ha per caso incontrato una guida di NapolinVespa, Michele Carneglia, e con lui ha fatto un giro con una vecchia Vespa della Piaggio per vedere la città. Su e giù per i vicoli, da Spaccanapoli a San Martino, ha incontrato luoghi e vedute, colori e sguardi, sensazioni che non si aspettava. Al ritorno scrive un articolo sul giornale locale su Napoli, “inaspettata sorpresa”, che ora sta facendo il giro del web. “Ho viaggiato uno stivale intero senza aspettarmi nulla. Fino a che trovandolo, ho trovato tutto: o’ Vesuvio”. Abituata alle Dolomiti, si lascia ammaliare dal Vesuvio, presenza costante dei suoi cinque giorni partenopei, “impossibile è non cercarlo con lo sguardo”. E l’indolenza napoletana, il lasciar correre e il fatalismo di gente incontrata per strada le fanno scrivere: “Non c’è il lavoro fisso come non c’è un giorno fisso o un orario fisso. Di fisso ci sta solo o’ Vesuvio e se si muove lui, il destino già sta scritto. Perché preoccuparsene?”. E da veneta, scrive ancora: “Napoli è più vicina all’africano che al veneto, perché è solidale, non perché è terrona”. “Napoli viaggia da sempre, tutto ha dato e tutto ha lasciato. Pregiudizi e giudizi inclusi”. Di Napoli, Chiara ha vissuto i vicoli e gli anfratti più veraci, ha ascoltato voci e grida, ha sbirciato dentro i bassi e spalancato lo sguardo dal belvedere di San Martino. L’hanno colpita la sfacciataggine, l’esuberanza “Napoli è come una donna formosa che si che veste di lustrini. E se ne frega, in tutto e di tutto”, le porte aperte nei vicoli, il vivere eternamente per strada. “Tra le sue vie puoi baciarti come fare l’affare della giornata. Non c’è omertà ma leggende, pettegolezzi, verità. Tutti sanno”. E poi il cibo. “Napoli abbonda, anche nella ciccia, nella mozzarella, nella pizza, nel pesce crudo e nel vino”. E, alla fine, conclude: “Napoli non ti costringe ad incontrarla almeno una volta nella vita. Ci capiti quasi per caso, perché è il caso il padrone della festa. E una volta che entri nei suoi salotti, nei suoi marmi e nella sua storia, ti chiedi cosa sai di lei realmente a parte la “monnezza”, la camorra e Roberto Saviano”. Perché a Napoli “tutto è leggenda e tutto è verità. Tutto è menzogna e tutto è reale. È tutto vero e non esiste allo stesso tempo”. (fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca)